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Taurisano

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Descrizione

Il nome Taurisano è variamente spiegata dagli studiosi: da "taurus sanus", con riferimento ad un ipotetico allevamento e commercio di tori in età messapica e romana, teoria confluita poi nello stemma civico del Comune (G. Marciano, G.C. Infantino, J.A. Ferrari, G. Colosso); da Taurisius o Taurisianus, derivati dal gentilizio romano Taurus, nome di un altrettanto ipotetico centurione romano che avrebbe colonizzato questo territorio fondando una Villa rustica (L.Tasselli, G. Rohofs); dalla radice preindoeuropea Taur, col significato di altura (E. Panarese, G. Colella, L. Graziuso), etimologia più probabile considerate le fattezze del territorio, su cui insistono i cordoni collinari delle Serre salentine, con più zone caratterizzate da spuntoni rocciosi.


La presenza sul territorio di svariati monumenti megalitici e il rinvenimento di manufatti dell'industria neo-eneolitica fanno supporre che l'antropizzazione del territorio taurisanese si possa considerare avvenuta tra il II e il I millennio a.c.; questo territorio è, infatti, uno dei più ricchi di "specchie del Salento", generalmente arroccate sulla sommità delle Serre con funzione di vedetta, di difesa dagli assalitori e funeraria.


Fino alla fine dell'Ottocento ne esistevano ben sei, tutte visualmente collegate tra loro: Galia, Serra, Saglietti, Monterotondo, S. Teresa e Silva. Di esse restano oggi la Specchia Silva e la base della Specchia Saglietti, nei cui pressi il 1985 fu rinvenuto un menhir crocesignato, megalite che in epoca neolitica indicava il sito della sepoltura di un eroe o capotribù, di un memorabile fatto bellico, ovvero rientrava nella simbologia divina o fallica, ovvero aveva funzione di meridiana solare o di indicatore stradale. Un altro menhir il S. Maria, lungo la via per Ugento, venne abbattuto agli inizi del Novecento. Altre testimonianze della presenza dell'uomo neolitico (frammenti di ossa umane e di Bos primigenius, selci levigate) vennero alla luce negli anni Sessanta del Novecento nelle contrade S.Giovanni e Varano.


L'insediamento messapico e romano è documentato nelle località Ortenzano e Varano, dove fino all'XI –XIV secolo sono attestati gli omonimi casali. Nei siti di questi antichi insediamenti, nei primi decenni del Novecento, sono state rinvenute tombe con suppellettili funerarie, frammenti di terraglie con decorazioni geometriche, lacrimali, collane di vetro, monete d'argento, tracce di strade dell'età repubblicana e imperiale. Seguì il dominio bizantino che sul territorio taurisanese lasciò tracce importanti: la pyrgoi (torre di difesa) sorta sul sito della "villa" romana, le chiese di rito greco intitolate a S. Donato (secc.X-XI), di S. Maria della strada (secc. XIII- XIV), di S. Stefano, con annessa cripta (secc.XI-XV), l'insediamento bizantino in contrada Conca, luoghi di culto e di mercato per le popolazioni dei casali di Varano, Cardigliano, Paterno e Ortenzano, dove sorgeva un'altra chiesa di rito bizantino dedicata a S. Michele Arcangelo (sec.XI).


I primi documenti attendibili che parlano di Taurisano ci riportano verso la fine del sec. XII, durante la dinastia normanna, allorquando Tancredi d'Altavilla, conte di Lecce dal 1175 e re di Sicilia dal 1190, infeudò Taurisano, donandola a Filiberto Monteroni nel 1191.


La famiglia Monteroni era una delle famiglie più importanti della Terra d'Otranto; tenne il territorio di Taurisano fino al 1265 e successivamente dal 1444 al 1536, quando si estinse in seguito alla morte di Francesco Monteroni, rimasto senza discendenti. Subentrata ai Normanni la dinastia degli Svevi nell'Italia Meridionale, il sovrano Federico II° di Svevia (1194-1250) concesse il Principato di Taranto, cui apparteneva la baronia di Taurisano, al figlio Manfredi, che ebbe non pochi problemi politici con i pontefici del tempo. La morte del re e la lontananza dell'erede dell'Impero Svevo, Corrado IV°, ravvivarono le speranze del Papato di riprendere il controllo politico dell'Italia Meridionale.


Fu proprio il Papato, nella persona del Papa Innocenzo IV°, che, per combattere gli Svevi, chiamò in aiuto il francese D'Angiò, promettendogli la corona del Regno di Napoli. E questi con un potente esercito scese in Italia sbaragliando Manfredi a Benevento nel 1266. Fra i molteplici provvedimenti amministrativi, il D'Angiò nominò barone di queste terre Hugo de Tauro o de Taurisano.


Nella rinnovata ottica della gestione feudale, fu proprio Carlo V° che assegnò il feudo di Taurisano, insieme con la Contea di Castro, ad Antonio Mercorino, marchese di Gattinara, il cui dominio e quello dei suoi successori, tra cui Elisa Gattinara Lignani, durò fino agli anni'60 del XVII secolo. Infatti nel 1663 il feudo di Taurisano, insieme con quello di Monteroni, fu acquistato da Bartolomeo Lopez y Royo, appartenente ad una nobile famiglia spagnola (il cognome, in verità, deriva dall'unione della famiglia Lopez con la famiglia Royo).


Di discendenza in discendenza, i Lopez rimasero pienamente in possesso del feudo fino a quando i Francesi, durante l'era di Napoleone, occuparono il Regno di Napoli, abolendo la feudalità.


Ultimo discendente è stato Luigi Lopez y Royo, morto nel 1992, e ne ha acquisito il titolo il figlio Giuseppe. Fra gli uomini più noti del casato sono da ricordare, oltre al già citato Bartolomeo (1614-1666), Antonio Lopez y Royo (1673-1742), il primo a fregiarsi del titolo di duca; Nicola (1819-1898), capostipite del ramo di Taurisano, e soprattutto Mons. Filippo Lopez y Royo (Monteroni, 1728, Napoli, 1811). Avviato alla carriera ecclesiastica, dotato di alto vigore intellettuale e di vasta dottrina, vescovo di Nola e poi Arcivescovo di Palermo, fu viceré di Sicilia, nominato da Ferdinando I° di Borbone, in un periodo estremamente convulso per il Regno di Napoli e per la Sicilia (la Rivoluzione Francese, con i suoi riflessi sul Meridione; i primi moti liberali; l'avvio di una nuova mentalità e organizzazione sociale), per cui la sua figura e la sua opera non sono state adeguatamente apprezzate a causa del clima di confusione, di giacobinismo e di restaurazione, di diffidenza e di odio.


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